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PRINCIPI GENERALI

  

 

“La pastorale sociale, che si pone all’interno del più ampio contesto della missione della Chiesa come una sua importante dimensione, si propone di evangelizzare il sociale ponendo in rapporto con il Vangelo di Gesù la vita e l’attività umana nel lavoro, nell’economia e nella politica, e ricavando dal Vangelo stesso i loro significati più profondi” [1]

 “Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso comunica, provoca nella vita delle persone e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri…La Parola di Dio insegna che nel fratello si trova il permanente prolungamento dell’incarnazione per ognuno di noi…Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente…Una fede autentica-che non è mai comoda e individualistica-implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra” [2].

 “La centralità dell’uomo dentro la società, di quest’uomo reale, concreto e storico che Cristo ha affidato alla cura e alla responsabilità della Chiesa, diventa la prima via da seguire se si vogliono affrontare i problemi del lavoro, dell’economia, della politica, della giustizia, della pace e della custodia del creato nella prospettiva della salvaguardia del carattere trascendente della persona umana” [3].

“La pastorale sociale non è un semplice settore della pastorale della comunità cristiana, ma l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia” [4].

“La pastorale sociale esprime il servizio e testimonia la sollecitudine della Chiesa per il mondo del lavoro, dell’economia e della politica” [5].

L’uomo è creato per vivere con i suoi simili rapporti di giustizia derivanti dalla comune origine, in cui il bene supremo è la pace, dono di Dio accolto dall’uomo giusto, in una terra creata che risente profondamente della fedeltà o dell’infedeltà dell’uomo verso Dio, il prossimo e verso l'ambiente in cui vive. Come cristiani che vivono in un mondo di dominio e di potere, lavorare affinché il Regno di Dio si compia, impegnarsi per trasformare il mondo a immagine del Signore, come ci ricorda la Centesimus Annus (Giovanni Paolo II), equivale a vivere nella nostra vita i valori della giustizia, della pace e dell’integrità del creato. Siamo chiamati a seguire Gesù Cristo, che è sceso dal cielo per lottare a favore della giustizia e della pace e per salvare l’intera creazione [6].

   
© Caretta Luca